• Translation Workshop
  • Subtitling Workshop
Subscribe: Posts | Comments | E-mail
  • Benvenuti!
  • Progetti in vetrina

Carlotta Cerri

Tutte le traduzioni in ‘Linguistica’


Posted on November 12, 2009 - by Carlotta Cerri

Rules no one teaches but everyone learns

Regole che nessuno insegna, ma tutti imparano

Traduzione di Carlotta Cerri

Questo articolo è stato scritto da Ruth Walker su CSMonitor. Leggete l’articolo in lingua originale.

Tempo, modo, luogo. Tempo, modo, luogo.

Questa era la formula mnemonica che imparai al liceo per decidere l’ordine diavverbi e frasi avverbiali nella frase in tedesco. «Io adoro in estate con te sul Reno andare in barca a vela». Il complemento di tempo («in estate») è seguito da quello di modo («con te») e di luogo («sul Reno»).

Suonava tremendamente sbagliato. L’unico modo per impararlo sembrava essere quello di memorizzare la regola. Accidenti! Noi non abbiamo regole di questo tipo in inglese — o sì?

Magari il fatto che questa frase suoni così sbagliata in inglese significa che anche in inglese ci sono simili regole — semplicemente diverse da quelle tedesche. Questo pensiero mi accese una lampadina in testa.

Negli anni seguenti, scoprii che la mia intuizione era giusta. L’inglese e, presumo, le altre lingue sono piene di regole che nessuno insegna — almeno non ai parlanti nativi — ma che tutti imparano.

Prendiamo ad esempio questa frase: «In the park today, we saw six gorgeous immaculately restored antique flame-red Italian racing cars» (Oggi, al parco, abbiamo visto sei meravigliose macchine da corsa da rosso fiammante, antiche ma restaurate in maniera immacolata, ndt). Questa è davvero una bella sfilata di aggettivi che, nella frase, seguono una gerarchia ben lontana da «tempo, modo, luogo».

Una volta lessi la domanda di un lettore sul Copy Editor: «Ho a che fare con molti parlanti non nativi di lingua inglese e una domanda che spesso salta fuori è quale ordine deve seguire una lista di aggettivi o avverbi. Noi (editori) sappiamo dire “21 large green tables” (21 tavoli verdi grandi, ndt), ma perché non dire invece “green large 21 tables”? O “21 green large tables”? Esiste una regola?». Wendalyn Nichols, editore di Copy Editor, rispose: «Sì, esiste un ordine standard per gli aggettivi e lo può trovare nei dizionari o nei libri di testo di lingua inglese come seconda lingua».

Nichols propone una tabella che mostra la gerarchia dei modificatori: determinante, qualità, grandezza, età, colore, origine, materiale. E propone alcuni esempi: a colorful new silk scarf (una nuova sciarpa di seta colorata, ndt); that silver Japanese car (quella macchina giapponese grigio metallizzato, ndt). Guardando un paio di altre tabelle, ho poi scoperto che questa è la gerarchia più comune:

opinione :: grandezza :: età :: forma :: colore :: origine :: materiale :: scopo

Non tutte le frasi hanno un aggettivo per ogni categoria. Ma questo è l’ordine che gli aggettivi dovrebbero seguire. Quindi «little old lady» (piccola signora anziana, ndt) o «angry young man» (giovane arrabbiato, ndt) sono due frasi che mostrano l’ordine degli aggettivi in inglese. «Little» (grandezza) viene prima di «old» (età). E «angry» è un esempio di quello che nelle tabelle definiscono aggettivo di opinione — uno dei modificatori che sembrano essere meno essenziali di quelli che si riferiscono a età o origine, ad esempio.

[...] Se gli aggettivi sono disposti nell’ordine giusto non c’è nemmeno bisogno di dividerli con una virgola. [...] Troppe virgole sono, a volte, indice di una prosa che non scorre molto bene.

[...] Non avevo idea che queste regole esistessero, eppure già le conoscevo.


Posted on September 15, 2009 - by Carlotta Cerri

A Brief History of the English Language Part 5 – Early Modern English

Breve storia della lingua inglese 5^ parte – Il Primo Inglese Moderno

Traduzione di Carlotta Cerri

Articolo scritto da Patrick Lockerby suwww.scientificblogging.com. Leggi l’articolo in lingua originale: A Brief History of the English Language Part 5 – Early Modern English

La prima parte di questa storia ha trattato il periodo dal V al XIV secolo d.C.

La seconda parte ha mostrato l’influenza di Chaucer nello sviluppo della lingua inglese.

La terza parte ha coperto il periodo che va da Chaucer all’era elisabettiana.

La quarta parte ha descritto i processi della spontanea evoluzione della lingua inglese.

La Grammatica come Processo Evolutivo

Uno degli scopi principali di questa breve storia è quello di dimostrare che la grammatica, l’insieme di regole per l’utilizzo di una lingua, è un prodotto dell’evoluzione, un prodotto della selezione naturale in continua evoluzione. Una grammatica naturale non è un insieme di regole sulle quali generazioni di oratori e scrittori dovrebbero essere costretti a clonare la loro lingua. È l’insieme dei fruitori che controlla la direzione e la crescita di ogni lingua viva. Ignorare la realtà significa ignorare la psicologia umana. Una lingua viva è l’unica istituzione veramente democratica sulla faccia della Terra. Ciò che la gente vuole è esattamente ciò che ottiene. Per ogni aspirante “esperto” ad usare la penna, ce sono decine di migliaia che usano la lingua.

Fortunatamente, quelle persone che ci insegnano a non dividere mai un infinito, a non iniziare mai una frase con un avverbio e a non – orrore degli orrori – terminare mai una frase con una preposizione, non più devono essere sopportate dalla gente comune.

Naturalmente, la frase precedente non è un buon esempio di chiarezza in scrittura.Ma non vi è assolutamente nulla di sbagliato in essa, se consideriamo le regole – che si sono evolute spontaneamente – della grammatica della lingua inglese.    Il linguaggio umano è il vero modello di evoluzione in azione.Le lingue si fondono, le lingue si dividono; divergono e convergono; viaggiano sorprendentemente parallele alla biologia nelle origini delle loro specie.   Una lingua, come il latino, può essere generata “su modello” dagli esperti, e alla fine morire, senza fiato.   Oppure può ricevere piena libertà da parte del Parlamento del suo popolo, e diffondere il suo canto gioioso di tutto il mondo.

L’influenza di Shakespeare

In pochi, brevi articoli, è impossibile dare credito alle molte centinaia di persone che hanno contribuito a ristabilire la lingua inglese come lingua nazionale dell’Inghilterra, a farla crescere, ad abbellirla, a standardizzarla e stabilizzarla.   Il periodo di sviluppo della lingua inglese conosciuto come “Early Modern English” (Primo Inglese Moderno) copre circa tre secoli, a partire dal regno dei Tudor. Il prodotto migliore di questo periodo è Shakespeare.    Nessuno studioso della lingua inglese dovrebbe perdersi l’occasione di scoprire le fonti di ispirazione di Shakespeare.

Raphael Holinshed (c.1525-1580?) era stato commissionato dal tipografo Reginald Wolfe per scrivere una storia del mondo,che fu poi terminata dopo la morte di Wolfe, come produzione congiunta di più autori. Pubblicata in due volumi nel 1577, è ora conosciuta come “Le Cronache di Holinshed”. Gli studiosi contemporanei hanno dimostrato come “Le Cronache” siano state la fonte di gran parte della conoscenza storica di Shakespeare.La sezione sui Macbeth ne è un ottimo esempio.

Il Centro di Primi Studi Moderni (C.E.M.S) dell’Università di Oxford

“Le Cronache di Holinshed” non sono ancora state studiate interamente. Nuovo materiale è appena (aprile 2009) venuto alla luce citando la “Vita Ædwardi Regis” – la vita di Edoardo il Confessore.   Il testo anglo-sassone originale sopravvissuto è incompleto, quindi questa è una scoperta entusiasmante per gli storici.

Le novità del C.E.M.S.

Rendere giustizia allo sviluppo della lingua inglese dai tempi di Shakespeare alla nascita degli Stati Uniti d’America, richiederebbe almeno un libro intero. Come si fa a riassumere in pochi paragrafi la storia di tanti anni? Esploratori e avventurieri regalarono alla lingua inglese parole nuove per indicare nuove culture, nuove lingue, nuove piante, nuovi animali e nuovi prodotti.Le tante guerre contribuirono al vocabolario militare.   Gli studiosi cominciarono a tradurre i libri accademici e letterari in lingua inglese. Gli autori di opere popolari cominciarono a scrivere principalmente, o anche interamente, in lingua inglese.

La Chiesa Cattolica Romana, fino a quel momento grande influenza in Inghilterra, perse il suo potere. Enrico VIII si dichiarò capo della Chiesa anglicana, negando il diritto a un Papa lontano di comandare un re inglese. Il latino continuava ad essere la lingua ufficiale della Chiesa e questo accadeva qualche tempo prima che una traduzione inglese della Bibbia fosse accettata ufficialmente. Ma il latino della chiesa era quello classico. La chiesa ufficiale non avrebbe dato spazio al latino medievale dialettale.

L’influenza della Bibbia

Non c’è storia della lingua inglese, per quanto breve, che possa permettersi di non menzionare la Bibbia “autorizzata”. Le traduzioni in inglese della Bibbia hanno un’immensa influenza sulla lingua stessa.Se si considera la Bibbia non da un punto di vista religioso, ma da un punto di vista politico-economico, si scopre qualcosa di nuovo. Le classi dominanti avevano già una versione ufficiale della Bibbia in francese. La gente comune voleva una Bibbia in inglese, non in veste di lettori, ma di pubblico.In un’epoca di analfabetismo diffuso, la gente voleva sentire non un incomprensibile miscuglio di parole latine che non poteva capire, ma storie bibliche nella propria lingua.

La Bibbia di Wycliffe è stata la prima traduzione che ha incontrato una vasta distribuzione.Si tratta, però, di una traduzione troppo letterale, con le parole inglesi forgiate su stampo latino.   Ha contribuito alla diffusione dell’alfabetizzazione inglese, arricchendo il vocabolario, ma il suo impatto sulla lingua deriva principalmente dal fatto che ha dimostrato quanta richiesta vi fosse per una Bibbia in inglese.La Bibbia di William Tyndale fu tradotta in un inglese più dialettale usando come fonte testi ebraici e greci più antichi.Tyndale fu arrestato su ordine di Enrico VIII ed infine messo al rogo per le sue ambizioni.

Enrico VIII, un re non noto sicuramente per la sua pietà, ordinò la produzione di una Bibbia in inglese che potesse essere letta ad alta voce in chiesa. La “Grande Bibbia”, così chiamata per le sue dimensioni, incorporava elementi della Bibbia di Tyndale, ma “corretti” in modo da essere conformi alle idee teologiche prevalenti e alla volontà del re.   La “Grande Bibbia” integrava anche elementi dalla Bibbia latina Vulgate, che era a sua volta una versione tratta da testi antichi più volte tradotta e “corretta”.

The Byble in Englyshe : that is to saye the content of all the holy scrypture, both of ye Olde and Newe Testament, truly translated after the veryte of the Hebrue and Greke textes, by ye dylygent studye of dyuerse excellent learned men, expert in the forsayde tonges.

La Bibbia in inglese: vale a dire il contenuto di tutte le sacre scritture, sia del Vecchio sia del Nuovo Testamento, onestamente tradotte secondo la verità dei testi Greci e Latini, grazie ai diligenti studi di vari ed eccellenti uomini dotti, esperti di lingua.

La Bibbia di Re Giacomo

L’influenza del Re Giacomo, nella versione autorizzata della Bibbia, non sta nella sua precisione, ma nella sua auto-consistenza e poesia. Grande cura è stata impiegata per garantire la coerenza dell’ortografia e di tutta la fraseologia. La qualità della scrittura era ottima, tanto da diventare un modello per intere generazioni di scrittori e oratori inglesi fino e ancora nel XX secolo. Nonostante tutta la sua bellezza, la Bibbia di Re Giacomo era una traduzione volutamente imprecisa.   Le parti che avrebbero potuto produrre un’avversione delle classi lavoratrici erano state modificate.   I precetti biblici contro il malgoverno erano stati attenuati.   I riferimenti ai diritti della congregazione – il popolo – erano stati sostituiti con i diritti della Religione di Stato inglese.   Politica a parte, si trattava di un’opera d’arte linguistica.

William Anders:

“A tutte le persone sulla Terra, l’equipaggio dell’Apollo 8 vuole inviare un messaggio”.

“In principio Dio creò il cielo e la terra.

E la terra era informe e deserta;

e le tenebre ricoprivano l’abisso.

E lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.

E Dio disse: «Sia la luce». E la luce fu.

E Dio vide che la luce era cosa buona:

e Dio separò la luce dalle tenebre”.

Jim Lovell:

“E Dio chiamò la luce giorno e le tenebre Notte.

E fu sera e fu mattina del primo giorno.

E Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque,

per separare le acque dalle acque.

E Dio creò il firmamento e divise le acque che erano sotto il firmamento

dalle acque che erano sopra:

e così fu.

E Dio chiamò il firmamento cielo.

E fu sera e fu mattina del secondo giorno. “

Frank Borman:

“E Dio disse: «le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un solo luogo,

e appaia il terreno asciutto: e così fu.

E Dio chiamò l’asciutto Terra;

e l’insieme delle acque Mare:

E Dio vide che era cosa buona”.

Apollo 8 Natale 1968

Pubblicata nel 1611, la Bibbia di Re Giacomo fu un sorprendente successo per l’epoca. Può ancora essere letta da qualsiasi parlante inglese mediamente letterato. Solo poche parole hanno perso o cambiato il loro significato nel corso dei secoli. Tutti coloro che avevano imparato la lingua inglese da questa Bibbia, potevano essere facilmente capiti in qualsiasi paese dove si parlasse inglese, anche se probabilmente suonavano molto all’antica.

Per tutti i suoi messaggi politici nascosti attraverso le sue competenze linguistiche, la Bibbia di Re Giacomo era una parte così importante dei sistemi di credenze dei parlanti inglesi, che una traduzione più accurata del 1970 fu respinta da molti cristiani dell’epoca, praticanti e non. Tale è lo strano potere di una lingua che diventa norma culturale. Resiste ai cambiamenti forzati come se fosse una bella creatura della natura, viva e palpitante.


Posted on June 8, 2009 - by Carlotta Cerri

A Brief History of the English Language Part 4 – The People’s English

Breve storia della lingua inglese 4ˆParte – L’inglese del popolo

Traduzione di Carlotta Cerri.

Articolo scritto da Patrick Lockerby su www.scientificblogging.com. Leggi l’articolo in lingua originale: A brief history of the English Language – Part 4

La prima parte di questa storia ha trattato il periodo dal V al XIV secolo E.V.

La seconda parte ha mostrato l’influenza di Chaucer nello sviluppo della lingua inglese.

La terza parte ha coperto il periodo che va da Chaucer all’era elisabettiana.

L’inglese del popolo

Quando le persone adottano delle regole per la lingua, specialmente quando lo fanno inconsciamente, il semplice fatto di avere un grande numero di fruitori che pensano nello stesso modo produce uniformità. La grammatica di una lingua non può essere imposta dalle scuole, ma deve evolversi spontaneamente per far sì che la lingua non muoia. Ma una grammatica, una volta che si è sviluppata spontaneamente può assistere promettenti autori ed oratori nel creare uno stile personale basato su uno misto di regole stabilite e personale creatività artistica.

Dopo Chaucer, la lingua inglese, specialmente quella letteraria, impiegò circa un secolo ad evolversi in quella forma che gli scrittori riconosceranno poi come standard e alla quale si conformeranno. Non c’è scuola che dia una istruzione formale in inglese. Non c’erano libri di grammatica inglese, né dizionari inglesi, né libri di ortografia. Non esisteva una fondazione uniforme sulla quale erigere monumenti letterari. È quindi stupefacente che cosi tanti ottennero così grandi successi con la neo lingua inglese.

Ci sono forze invisibili in ogni lingua umana che tendono a trasformarla. Due tra le più potenti sono la regola dell’analogia e la regola dell’eufonia. Quando le persone non sanno come creare la variante di una parola, usano ome modello una qualsiasi altra parola che vi assomigli. Con la caduta del suono finale “e” in molte parole inglesi, le persone erano perplesse su come formare la corretta inflessione a tale scopo.

In mancanza di una regola grammaticale chiara, in tutte le lingue i fruitori usano la forma disponibile più regolare. In inglese questo ha portato col tempo alle classi di verbi e sostantivi regolari, al possessivo sassone in ’s e alla perdita dei generi grammaticali. La regola dell’eufonia ha portato la gente a scegliere la pronuncia che o “suonava corretta” o era la più semplice da riprodurre. Può anche essere definita come regola di fluidità. La regola porta le parole a conformarsi ad una “forma” generale o ortografia secondo un’alta frequenza di occorrenza.

Le scuole medievali di grammatica

Nell’era di Christopher Marlowe e William Shakespeare a scuola si insegnava in latino. Molti studenti parlavano latino fluentemente. Il latino era ancora la lingua universale in gran parte d’Europa. Era esso stesso oggetto di studio. I pedagogi inglesi iniziarono presto a seguire le orme di Petrus Ramus. Non si voleva insegnare la grammatica latina dialettale spontaneamente evoluta, bensì una forma “pura”. Ma dove trovare quella purezza? “Tutti”, in teoria, erano d’accordo che valeva la pena insegnare solo il latino di Cicerone che presto diventò il latino insegnato in Inghilterra.

Una generazione di studenti puniti per usare “volgarismi” era sufficiente per stabilire Cicerone come la fonte di tutto il latino. Chiunque volesse studiare la grammatica, studiava Cicerone. Retorica? Cicerone. Esempi di prosa letteraria di qualità? Cicerone. E così sempre più grammatiche latine arrivarono a contenere solo parole ed esempi di Cicerone. Una lingua confinata in uno spazio troppo piccolo soffoca e muore. In Inghilterra, un Paese in cui il latino soleva prosperare, si spense, lasciando gli utlimi residui in libri morti scritti da mani morte da secoli.

… tutte le barbarie, la corruzione, il latino adulterato, che pazzi ciechi ed ignoranti portarono in questo mondo, e con lo stesso hanno avvelenato il vecchio latino e la lingua romana che si usava al tempo di Virgilio e Sallustio, io proclamo che tutta quella sporcizia e corruzione – che il mondo moderno, cieco, ha portato con sé, che più che Letteratura dovrebbe essere chiamata Macchiatura – sia bandita da questa scuola.

John Collet (gennaio 1467-settembre 1519) – Modernizzazione del testo.

In un clima di studi ciceroniani, molte opere meritevoli dell’antichità furono ignorate per anni. Quando questa vecchia conoscenza fu riscoperta, ci fu un boom nelle arti e nelle scienze. Al tempo delle scoperte di nuove terre, l’accademia stava ricalpenstando vecchi suoli. Accanto alle rigide regole imposte dai pedagoghi sulla scrittura, grandi magie venivano compiute con la lingua inglese dalla penna e dalla stampa.

From jigging veins of riming mother wits
And such conceits as clownage keeps in pay
We’ll lead you to the stately tent of war,
Where you shall hear the Scythian Tamburlaine
Threatening the world with high astounding terms
And scourging kingdoms with his conquering sword.

Dalle vene danzanti di brinati spiriti materni
E dai giochetti che questa era di pagliacci porta con sé
Ti condurremo alle tende maestose della guerra,
Dove sentirai lo sciita Tamburlaine
Minacciare il mondo con i suoi termini soprendenti
e devastare i regni con la sua spada da conquista
.

Christopher Marlowe (1564-1593)

Nel corso di pochi decenni l’inglese ricominciò ad adottare neologismi. Ma questi erano talmente nuovi da essere considerati “parole difficili” da dire e scrivere per la gente comune. Per un breve periodo, furono trovati diversi modi di scriverle, ma l’aumnento dell’alfabetizzazione aiutò a stabilizzare nuovamente la lingua.

Gli scritti più modesti di operai sono spesso dimenticati nello studio dell’inglese. Questi scritti sono invece importanti perché mostrano una notevole conformità di ortografia e vocabolario con gli scritti letterari dell’epoca. Questo prova che la lingua si stava evolvendo nell’uso quotidiano che ne faceva la gente comune. Molti hanno sentito parlare del diario di Samuel Pepys. Pochi di quello di Henry Machyn. Lui ha vissuto dal 1480 al 1560 circa – non si conoscono le date precise.

The same day be twyne a xj&xij a fore noon the lady
Elizabeth wa≈ø proclamyd quen elsabeth quen of England
France&yrland deffender of the ffeyth by dyverse
harold of arme≈ø&trumpetor≈ø&duke≈ø lord&knights
the wyche wa≈ø ther present ye duke of norfoke my
Lord tresorer ye yerle of shrovsbere ye yerele of bedford & the
Lord mayre & ye althermen & dyuer odur lord & knyghts

Lo stesso giorno tra le undici e le dodici, prima di mezzogiorno, la signora Elisabetta fu proclamata Regina di Inghilterra, Francia e Irlanda, Difenditrice della Fede, da vari araldi delle armi, trombettisti e duchi, Lords e cavalieri. Quel giorno era presente il Duca di Norfolk, mio tesoriere, il Conte di Shrewsbury, il Conte di Bedford, il signor sindaco e gli amministratori e altri signori e cavalieri.

Diario di Henry Machyn, 17 novembre 1558

Tutti i fruitori di una lingua, che io definisco il comune di quella lingua, portano la lingua ad evolversi verso una forma comune, il collettivo, una lingua che ha caratteristiche collettive trasmessele da ognuno dei suoi fruitori. Il collettivo è formato dal comune tramite la democrazia di una libera scelta esercitata da ogni fruitore. Ogni tanto un fruitore di una lingua eserciterà così liberamente una scelta di stile da influenzare la maggior parte del comune, che copierà, così, quello stile. Nella storia, quell’uomo fu William Shakespeare.

Shakespeare ebbe la fortuna di essere educato in una scuola di grammatica del Rinascimento Inglese. Anche se ancora molto basate sul latino, a scuola si insegnava una più ampia base di studi classici. Poco si sa della prima parte della vita di Shakespeare. Ma dal contenuto delle sue opere si nota che aveva un’ampia conoscenza, più di molti accademici del suo tempo. La lingua, la legge, la storia, la geografia, tutto questo e molto altro aspettavano solo il comando di Shakespeare.

In una nuova era la lingua inglese tornò a fiorire. Era l’era elisabettiana. Era l’era delle avventure, delle esplorazioni, della scoperta. In quell’era arrivò un uomo il cui modo di rendere le frasi piacque così tanto che la gente lo introdusse nella lingua. L’inglese moderno deve molta della sua flessibilità e del suo potere a Shakespeare. Il nuovo inglese poteva produrre risate o lacrime, sospiri di stupore o fremiti di terrore. Quando il dizionario della lingua inglese du terminato, da Samuel Johnson, Shakespeare era citato più di ogni altro autore.

The quality of mercy is not strain’d,
It droppeth as the gentle raine from heauen
Vpon the place beneath.

It is twice blest,
It blesseth him that giues, and him that takes,
‘Tis mightiest in the mightiest, it becomes
The throned Monarch better then his Crowne

It is twice blest,
It blesseth him that giues, and him that takes,
‘Tis mightiest in the mightiest, it becomes
The throned Monarch better then his Crowne

His Scepter shewes the force of temporall power,
The attribute to awe and Maiestie,
Wherein doth sit the dread and feare of Kings:
But mercy is aboue this sceptred sway,
It is enthroned in the hearts of Kings,

La qualità della misericordia non si può forzare,
Cade come pioggia gentile dal cielo
Sulla terra in basso.

È due volte benedetta,
Benedice chi la esercita e chi la riceve,
È potentissima tra i potenti, del monarca
adorna il capo meglio d’un diadema.

Il suo scettro mostra la forza del suo potere,
attributo d’altezza e maestà,
ma anche di soggezione e timore che ispirano i Re:
ma la clemenza è potere che trascende la maestà scettrata,
il suo trono è nel cuore dei sovrani,

Il Mercante di Venezia

L’era Elisabettiana diede nuovo vigore alla lingua inglese. William Bullokar scrisse opuscoli per standardizzare la grammatica e l’ortografia inglese, ma fu un contemporaneo di Shakespeare, Ben Jonson, che diede all’inglese la sua prima vera raccolta di regole, la Grammatica Inglese del 1640, che, tuttavia, non fu adottato nelle scuole. La Regina Elisabetta stessa diede molto alla lingua.

I know I have the body but of a weak and feeble woman; but I have the heart and stomach of a king, and of a king of England too, and think foul scorn that Parma or Spain, or any prince of Europe, should dare to invade the borders of my realm; to which rather than any dishonour shall grow by me, I myself will take up arms, I myself will be your general, judge, and rewarder of every one of your virtues in the field.

So di avere il corpo flebile e debole di una donna, ma ho il valore e il coraggio di un re, e un re d’Inghilterra per giunta e provo ribrezzo al pensiero che Parma o la Spagna, o qualsiasi principe d’Europa, osino invadere i confini del mio regno; in una tale eventualità, piuttosto che essere cagione di disonore, io stessa imbraccerò le armi, io stessa sarò il vostro generale, giudice e compensatrice di ognuno di voi per le virtù dimostrate sul campo.

Discorso di Elisabetta a Tilbury.

Fino a qui la lingua inglese era l’inglese della gente, modellato dalla gente, allevato e nutrito dalla gente, usato liberamente e artisticamente dalla gente. Ma venne chiamato l’inglese del Re. Ciò che appartiene al Re deve essere governato e protetto. Ma nessuna accademia fu creata per proteggere l’inglese e i suoi guardiani si sono sempre auto-designati. In tutte le epoche da Chaucer in poi, ci sono sempre stati eroi che hanno combattuto le “terribili atrocità” contro la purezza della lingua. Nessuno di loro sembra essersi tormentato per studiare come la lingua funziona e per scoprire che il corso del cambiamento nell’inglese non si può fermare.


Posted on May 21, 2009 - by Carlotta Cerri

Why is the alphabet in alphabetical order?

Perché l’alfabeto è in ordine alfabetico?

Traduzione di Carlotta Cerri.

Articolo scritto da Cecil Adams su www.straightdope.com. Leggi l’articolo in lingua originale: Why is the alphabet in alphabetical order?

Caro Cecil,

da qualche parte ho letto una domanda che voleva essere una battuta, ma che invece mi ha fatto pensare a quale fosse la risposta. Perché l’alfabeto è in quell’ordine? Chi ha deciso che A era la prima lettera, B la seconda e così via?

—Eric S.

Non hai capito lo scherzo, amico. Rigiriamolo: perché l’alfabeto è in ordine alfabetico? Per fare meno i saccenti, potremmo riformulare la domanda in questo modo: perché l’alfabeto è in un qualsiasi (non importa quale) ordine? Risposta ovvia (per me): per renderlo più semplice ai bambini che devono memorizzarlo. Ed effettivamente funziona. Nonostante le sue imperscrutabili origini, l’ordine ABC così come lo conosciamo è sopravvissuto più o meno inalterato per oltre 3000 anni.

L’alfabeto usato in inglese e, con alcune varianti, nella maggior parte delle lingue europee, deriva dai parlanti di lingue semitiche che a loro volta lo modificarono partendo dai geroglifici egiziani circa 4000 anni fa. Le basi dell’ordine dell’alfabeto moderno comparvero circa 600 anni dopo in Siria. Con piccoli cambiamenti qua e là nell’ordine delle lettere, l’alfabeto passò dai Semiti (compresi Canaani, Ebrei e Fenici) ai Greci agli Etruschi agli antenati dei Romani fino a noi. Riguardo l’identità di chi per primo gli ha dato un ordine, e quel determinato ordine, io, come te, posso solo avanzare delle ipotesi.

Non c’è una ragione ovvia per cui ABC è meglio di un altro ordine. La scrittua dominante in Etiopia è imparentata con il nostro alfabeto, ma usa un ordine differente, che affonda le radici nell’antichità ed è determinato parzialmente in base alla forma delle lettere. La scrittura Araba più strettamente collegata discende da un primitivo alfabeto che aveva lo stesso ordine di base che abbiamo noi, ma le cui lettere sono state parzialmente riadattate secondo la forma e il suono. L’alfabeto ogamico irlandese, alcune delle cui lettere presero il nome dic alberi, iniziava con B, L, F. L’alfabeto runico usato dalle popolazioni germaniche è detto “fuÞark” dalla sequenza delle prime sei lettere che lo compongono (“Þ”, o Þurisaz, era una di quelle).

Le origini dell’ordine ABC risalgono alla scrittura cuneiforme ugaritica, lingua semitica dell’antica città di Ugarit, in Siria. Le forme delle lettere di questa scrittura non hanno ovviamente niente a che vedere con i diretti antenati del nostro alfabeto, ma in una iscrizione del XIV secolo a.C., l’ordine alfabetico è praticamente identico ai successivi alfabeti ebreo e fenicio.

Un greco prese in prestito le 22 lettere fenice intorno all’800 a.C. – dico “un greco” perché alcuni errori idiosincratici suggeriscono che questo genio distratto fece un pasticcio nel portare a termine il lavoro. Tra gli altri errori, confuse molte consonanti sibilanti e, a lavoro terminato, S e Z avevano la forma sbagliata e la S era fuori posto. Lo stesso giullare, o un altro che lo seguì a ruota, attribuì un suono esclusivamente vocalico a quattro lettere che fino a quel momento erano principalmente consonantiche: le antenate di A, E, I e O. Più tardi, i greci aggiunsero alcune lettere alla fine, due delle quali ci interessano in particolare: la “Chi”, antenata della X, che col tempo prese il corrente suono “ks”; la “Ypsilon”, antenata della U.

Gli etruschi presero in prestito l’alfabeto greco intorno al 700 a.C. Essi conservarono l’ordine delle lettere, ma abbandonarono i nomi di origine semitica ed è per questo che noi oggi diciamo “a, bi” e non “alpha, beta”. (Solo la lettera “zeta” ha mantenuto il suo nome originario).

I latini presero in prestito l’alfabeto etrusco intorno al 600 a.C. Gli etruschi non avevano il suono G né la lettera corrispondente, così alla fine la lettera latina G venne creata dalla C — a ragione oltretutto, perché la lettera etrusca C (pronunciata come in “casa”) era nata dalla lettera greca gamma (pronunciata “g” come in “gamma”, appunto). Invece di rimanere vicino a sua sorella, però, la G prese il posto numero sette nell’alfabeto, rimpiazzando la Z, usata pochissimo. Secoli dopo, la Z tornò nella scrittura per rappresentare la lettera greca “zeta” così come la Y fu introdotta per rappresentare la Ypsilon. Essendo le ultime arrivate, Y e Z dovettero stare al fondo dell’alfabeto.

L’alfabeto inglese moderno è il frutto dell’unione delle 23 lettere latine con tre aggiunte sollecitate dall’invenzione della macchina da scrivere. La W cominciò a comparire nella lista di lettere inglesi nel XVI secolo, prendendo il posto della precedente doppia U (o V) che diede alla W l’attuale suono inglese. Ovviamente la inserirono vicino alle allora indifferenziate U/V. La distinzione tra I e J, U e V arrivò più tardi – anche se le diverse forme esistevano da secoli, in inglese non furono considerate lettere distinte fino al 1700.

Quindi per scoprire le origini dell’ordine ABC bisogna tornare indietro nel tempo fino all’alfabeto ugaritico del XIV secolo. Ma perché quell’ordine? Gli studiosi non hanno una risposta, ma questo non ha impedito loro di avanzare ipotesi azzardate. C’è una qualche corrispondenza lieve e forse casuale tra il significato dei nomi semiti di lettere che sono vicine nell’alfabeto – ad esempio la sequenza yod-kaph-lamed che significa “mano, palmo, sprone per bestiame”. Altre spiegazioni si rifanno all’astrologia, alle scale musicali dei Sumeri e perfino all’intervento divino. Una testa dura ha addirittura avanzato l’ipotesi che i Fenici chiamarono e ordinarono le proprie lettere secondo i giorni del mese nel calendario Maia.

Ma sono tutte sciocchezze. Il punto è che non importa quale sia l’ordine alfabetico. Quello che importa è che l’alfabeto abbia un ordine.

—Cecil Adams


Posted on May 19, 2009 - by Carlotta Cerri

A brief history of the English language Part 3 – Orthography

Breve storia della lingua inglese 3^ Parte – Ortografia

Traduzione di Carlotta Cerri.

Articolo scritto da Patrick Lockerby su www.scientificblogging.com. Leggi l’articolo in lingua originale: A brief history of the English Language – Part 3

Lo sviluppo storico della lingua inglese è un ottimo modello per capire come la grammatica si evolve. Io cerco di racchiuderne l’essenza in questa breve storia. Parte del problema di capire come funziona una lingua evapora completamente se si riesce a vedere la bellezza in un flusso di parole, la magia in poche macchie d’inchiostro.

La prima parte di questa storia ha trattato il periodo dal V al XIV secolo E.V.

La seconda parte ha mostrato l’influenza di Chaucer nello sviluppo della lingua inglese.

La terza parte coprirà il periodo che va da Chaucer all’era elisabettiana.

Chaucer si conquistò la fama di scrittore in lingua inglese in un’epoca in cui gli uomini di lettere scrivevano principalmente in latino e francese. Il suo successo ha portato molti altri scrittori che avrebbero altrimenti scritto in francese o latino, a creare “a bok for Engelondis sake” (un libro per il bene degli inglesi).

And for that fewe (few) men endite (creare)
In oure (our) englyssh (English), I thenke make
A bok (book) for Engelondis sake.

John Gower (1330-1480 circa)

La suddetta citazione, tratta dalla “Confessio Amantis” di Gower, mostra l’intenzione dell’autore di scrivere un libro in inglese. Tuttavia, il titolo è in latino così come il prologo di sei versi che prende il nome proprio dalla parola latina “prologo”. John Gower, un caro amico di Chaucer, scrisse principalmente in francese e latino per la maggior parte della sua vita. Solo nel 1389 cominciò a scrivere in inglese.

Chaucer inventò a modo suo quella che può essere definita una forma sperimentale di inglese. Dopo di lui gli scrittori sperimentarono altri stili e alcuni tentarono di imporre il rigore della retorica tradizionale latina alla lingua inglese. Dal XIV secolo in poi, i cronisti hanno quasi sempre preferito lo stile di Chaucer a quello dei suoi contemporanei o seguaci.

Ye flower of Poet in our English tung, and the first that
euer elumined our language with flowers of rethorick and
eloquence; I mean famous and worthy Chaucer.

Ecco un fiore di poeta della nostra lingua inglese, e il primo che
abbia mai illuminato la nostra lingua con fiori di retorica ed
eloquenza; mi riferisco al famoso e lodevole Chaucer.

La serpe della divisione, John Lydgate (1370-1451 ca)

John Lydgate, nonostante pieno di elogi per Chaucer, non rispettò la sua astensione dalle regole tradizionali della retorica e creò un proprio stile personale impegnativo e complicato. John Skelton, d’altro canto, ebbe sempre un occhio di riguardo per le tradizioni e utilizzò uno stile di poesia che i suoi detrattori definiranno poi troppo semplice. Skelton fu il poeta di corte di Enrico VII, il tutor di suo figlio Enrico VIII e più avanti oratore personale del Re.

My name ys Parrot, a byrde of Paradyse,
By Nature devysed of a wonderowus kynde,
Deyntely dyeted with dyvers delycate spyce,
Tyll Eufrates, that flodde, dryvethe me into Ynde,
Where men of that contre by fortune me fynde,
And send me to greate ladyes of estate;
Then Parot moste have an almon or a date.

A cage curyowsly carven, with sylver pynne,
Properly paynted to be my coverture;
A myrrour of glasse, that I may tote therin;
These maydens full meryly with many a dyvers flowur
Fresshely the dresse and make swete my bowur,
With, ‘Speke, Parott, I pray yow,’ full curteslye they sey,
‘Parott ys a goodlye byrde and a pratye popagay.’

Il mio nome è Pappagallo, uccello del Paradiso,
Dalla natura creato con una dote meravigliosa,
Delicatamente insaporito con varie spezie delicate,
L’Eufrate, che straripò, mi condusse all’Ynde,
Dove gli uomini del posto mi trovarono per caso,
E mi consegnarono alle splendide signore di corte;
Così Pappagallo deve avere una mandorla o un appuntamento.

Una gabbia curiosamente serrata, con una chiave d’argento,
Disegnata apposta per mia copertura;
Uno specchio di vetro, in cui io mi riconosca;
Queste dame piene di gioia con molti fiori,
Vestono fresche e rendono dolce il mio alloggio,
“Parla, Pappagallo, ti prego” molto cortesemente dicono,
“Pappagallo è un ammirevole uccello e un bell’oratore”.

“Speke Parrot” (“Parla Pappagallo”), John Skelton (1460-1529 circa)

Mentre John Skelton fu un autore popolare a suo tempo, il suo stile non fu mai particolarmente imitato. Col passare del tempo, venne ricordato come “mero” satirico e scrittore comico. Tuttavia, i suoi scritti mostrano una grande varietà di stile, un vocabolario ricco e l’influenza, a volte troppa, delle tradizioni della retorica. Certo è che Skelton aiutò a diffondere l’idea che l’inglese potesse essere usato nella scrittura in un’epoca dominata dalla scuola latina.

“Skelton a sharpe satirist, but with more rayling and scoffery then became a Poet Lawreat, such among the Greekes were called Pantomimi, with vs Buffons, altogether applying their wits to Scurrillities&other ridiculous matters.”

“Skelton era un acuto satirico, ma inveendo e deridendo divenne un poeta di corte, uno di quelli che tra i greci venivano chiamati Pantomime, e con Buffons usava il proprio ingegno per questioni ridicole”.

L’arte della poesia inglese, George Puttenham (1529-1590)

In questa epoca del latino medievale, il latino era la lingua dell’istruzione. Era la lingua internazionale. Quando la parola “grammatica” significava “un corpo di scritti” e la “retorica” era “l’arte della lingua ornamentale”, le scuole di grammatica insegnavano “un corpo di scritti” come esempio principe dell’ “arte della lingua ornamentale”. Tutto era insegnato in latino, a ragazzi che dovevano usare il latino per conversare privatamente, da maestri esperti in latino. Il grande successo di Skelton fu la sua capacità di usare il latino per arricchire il vocabolario inglese “anglicizzando” le parole latine e francesi, adattando i significati a nuove parole e inserendoli nella grammatica inglese che si stava evolvendo in modo naturale.

In questa epoca in cui la lingua inglese stava sbocciando, il processo di produzione della carta fu industrializzato nel momento più opportuno per incentivare la nuova stampa tipografica. I tipografi furono incoraggiati dal fattore economico a semplificare l’ortografia inglese — la semplicità porta a velocizzare la produzione di nuove lastre per la stampa. Questo fu il primo passo verso uno spelling standard con l’utilizzo di lettere standard, un processo poi evolutosi con l’invenzione e lo sviluppo dei caratteri mobili.

William Caxton imparò l’arte della stampa nei suoi viaggi all’estero. I suo primi libri furono stampati in Bruges. Il primo libro stampato in Inghilterra fu la sua traduzione di “Recueil des Histoires de Troye” di Raoul le Fevre (1475-6 circa). Il primo libro stampato da Caxton in Inghilterra, a Westminster, fu “Le storie di Canterbury” di Chaucer. La British Library afferma che il 70% circa delle edizioni di libri sopravvissute dal XV secolo era in latino. Della produzione di Caxton, circa il 68% era in inglese, il 28% in latino e il 4% in francese.

Caxton fu autore, traduttore ed editore. Decise di modificare quello che stampava in base all’osservazione del suono: la lingua viene cambiata dai suoi fruitori. Cercava di ottenere per l’inglese quello che in Europa era già stato realizzato per il latino — uno standard che scrittori e tipografi potessero seguire. Suoi seguaci furono Wynkyn da Worde e Richard Pynson. Pynson, essendo tipografo di scritti legali, ebbe un grande incentivo per regolarizzare le sue produzioni. La legge è l’area degli obiettivi di chiarezza dichiarati e della mancanza di ambiguità nella lingua. Una consistenza nella scelta delle parole, dello spelling e della grammatica è necessaria per raggiungere questi obiettivi. La tradizione della tipografia è oggi portata avanti dagli editori.

La lingua inglese era cambiata e i termini del passato vecchi e familiari erano ora incomprensibili. Caxton aveva visto vecchi testi scritti in un inglese che lui stesso non riusciva a capire. Aveva perfino notato un cambiamento nella lingua dai tempi della sua giovinezza a quelli della sua vecchiaia: “Certamente la lingua utilizzata ora è molto diversa da quella che veniva parlata quando ero piccolo”.

William Caxton ( 1415/1422 ca – marzo 1492)

Il crescente commercio nella tipografia, l’industrializzazione del processo di produzione della carta, la popolarità dei nuovi scritti in inglese, arrivarono al momento giusto ad influenzare la persona giusta. Il momento giusto era l’era elisabettiana. L’uomo giusto era il più famoso studente di grammatica che l’Inghilterra avesse mai avuto: William Shakespeare.

Continua…


Posted on April 29, 2009 - by Carlotta Cerri

A brief history of the English language Part 2 – The Age of Change

Breve storia della lingua inglese – 2^ Parte: Era di Cambiamenti

Traduzione di Carlotta Cerri.

Articolo scritto da Patrick Lockerby su www.scientificblogging.com. Leggi l’articolo in lingua originale: A brief history of the English Language – Part 2

La prima parte di questa breve storia della lingua inglese descriveva come il francese divenne lingua nazionale dell’Inghilterra sotto i Normanni. Quando l’inglese si riscattò, in breve tempo la nazione si ritrovò con due lingue.

“Prima degli scritti di Chaucer, le due lingue dell’Inghilterra tenevano vivi feudi e rancori di secoli crudeli; quando CHaucer iniziò a scrivere, non rimaneva che una sola lingua – da allora la nazione era finalmente unita”. D. Laing Purves

Molti studiosi ritengono che Geoffrey Chaucer sia il padre dell’inglese letterario. Io direi di più. Nel suo secolo, Chaucer fu la più importante forza unificante per la lingua inglese, con John Wycliff che lo seguiva a ruota. L’influenza di questi due uomini è ancora evidente nell’inglese moderno.

La vita e il tempo di Geoffrey Chaucer.

Nel corso del secolo in cui nacque Chaucer, il modo di vita inglese cambiò radicalmente e per sempre. Il clima europeo cambiò, si fece più freddo. Per tutto il secolo gran parte dell’Europa fu afflitta da carestie, la peggiore delle quali fu la cosidetta Grande Carestia tra il 1315 e il 1317. L’eccessiva crescita demografica e la sottoproduzione di alimenti portarono ad un’economia incontrollabile segnata da fame e morte. Denutrizione e insufficiente sapere scintifico sul controllo delle malattie, resero la popolazione vulenrabile al tifo e ad altre malattie infettive. Inghilterra e Francia entrarono in quella che sarà poi chiamata la guerra dei cent’anni. A ruota, arrivò la Morte Nera.

A questo caos economico e sociale si aggiungeva l’insoddisfazione del popolo per il modo in cui funzionavano le cose. La popolazione iniziava a ribellarsi alla consueta idea secondo la quale ogni persona ha un posto prestabilito nella vita. John Wycliff si assicurò il supporto popolare grazie ai suoi attacchi ad una Chiesa ricca e corrotta e al potere che il Papa, seppure lontano, esercitava sui monarca inglesi. Wat Tyler si riservò un posto nella storia fomentando la rivolta contro tasse eccessive e uomini di chiesa corrotti. Fu un’epoca di cambiamenti.

Nel 1382, Wycliffe completò la sua traduzione della Bibbia dal latino volgare all’inglese. Era un inglese semplice e scarno, che mirava all’accuratezza della traduzione piuttosto che ad un senso di prosa o poesia.

1 In the bigynnyng God made of nouyt heuene and erthe.
2 Forsothe the erthe was idel and voide, and derknessis weren on the face of depthe; and the Spiryt of the Lord was borun on the watris.
3 And God seide, Liyt be maad, and liyt was maad.
4 And God seiy the liyt, that it was good, and he departide the liyt fro derknessis;
and he clepide the liyt,
5 dai, and the derknessis, nyyt. And the euentid and morwetid was maad, o daie.

Le Storie di Canterbury

In un Inghilterra in cui il francese e il latino erano ancora le lingue dei dotti, Geoffrey Chaucer decise di scrivere in inglese. Nei suoi scritti raggiunse un livello talmente elevato che il suo stile fu accettato e adottato per i due secoli a venire. Nonostante Chaucer scrisse molto più delle Storie di Canterbury, è grazie a questi scritti che è più notoriamente ricordato. Dei suoi lavori, questi sono i più leggeri, leggibili, piacevoli e diretti. Il discorso riportato può essere stato enfatizzato al fine della satira. In questi racconti, Chaucer sembra aver inserito estratti molto vicini alle storie greche e latine, reminiscenze personali dei suoi viaggi e forse qualche racconto della tradizione inglese.

Il suo inglese non aveva uno stile letterario, non aveva una grammatica formale e nemmeno un dizionario. Chaucer era una penna libera. Conosceva l’inglese della corte reale, delle corti di giustizia e del parlamento. Conosceva la logica e la retorica, il francese, l’italiano, il latino e molto probabilmente anche il greco. Era un uomo di corte, un poeta, un gentiluomo, un cavaliere della contea di Kent e un attento osservatore della natura umana. Era anche dotato di un orecchio acuto per l’uso comune della lingua.

Prendendo quello che potremmo definire l’inglese germanico del popolo e quello normanno della classe dirigente, Chaucer creò una nuova combinazione di parole e frasi. I trattati medievali sulla scrittura (latina) riconoscono solo tre stili: complicato, medio e semplice. Giovanni di Garland scrisse con lo stile del linguaggio del pastore, dell’agricoltore e della persona di classe elevata. Chaucer sfruttò almeno sei stili di linguaggio per dare vitalità e realismo ai personaggi delle sue Storie di Canterbury.

Bisogna specificare che questa nuova miscela di inglese era un inglese medio, a metà tra primitivo e moderno. La pronuncia della “e” finale e delle terminazioni in “-ed” stava solo iniziando a svanire. La poesia di Chaucer portò questa tendenza agli estremi: “telle” era pronunciato “tell-uh”, “speak”, scritto speke, veniva pronunciato “speak-uh”.

Who so shall telle a tale after a man,
He moste reherse, as neighe as ever he can,
Everich word, if it be in his charge,
All speke he never so rudely and so large;
Or elles he moste tellen his tale untrewe,
Or feinen thinges, or finden wordes newe.

In un Paese in cui l’educazione era principalmente in mano alla Chiesa, la Bibbia di Wycliff aiutò a diffondere l’inglese scritto. In un Paese in cui i poeti cantastorie erano largamente rispettati, gli scritti di Chaucer aiutarono a diffondere l’inglese come nuova lingua della letteratura. Per la prima volta, un inglese giustamente uniforme era la vera lingua nazionale dell’Inghilterra.


Posted on April 28, 2009 - by Carlotta Cerri

A brief history of the English language Part 1

Breve storia della lingua – 1^ Parte

Traduzione di Carlotta Cerri.

Articolo scritto da Patrick Lockerby su www.scientificblogging.com. Leggi l’articolo in lingua originale: A Brief History Of The English Language.

Questa è la prima parte di una breve storia della grammatica e della linguistica.

Che cos’è la grammatica?

Una grammatica è una serie di regole usate per l’uso comune di una lingua.

Una lingua non diventerà mai veramente nazionale a meno che tutti i fruitori di quella lingua condividano regole secondo le quali le parole sono inventate, usate ed unite per formare delle frasi. Quando, per qualsiasi motivo, i fruitori di una lingua non condividano più queste regole, la lingua si frammetna in dialetti e, con il passare del tempo, dà vita a nuove lingue. È utile pensare ai dialetti come ad un ostacolo simile a quello che diverse lingue producono negli accordi, nel commercio e bello scambio di idee tra le regioni.

Il vantaggio che una guida comune per scrivere e parlare offre è la possibilità per tutti i fruitori di una lingua di capirsi senza difficoltà, utilizzando le stesse regole.

La grammatica è una scienza quando esamina il modo in cui una lingua è usata da persone comuni nella loro vita di tutti i giorni. In questo caso, gli scienziati stanno tentando di scoprire come funzionano le lingue. Le scoperte scientifiche si evolvono gradualmente verso l’insegnamento formale delle lingue, per si creano alcune sovrapposizioni tra la grammatica intesa come arte e la grammatica intesa come scienza.

Ad eccezione della grammatica del sanscrito, per molti secoli la grammatica inglese è stata più studiata. Questo studio scientifico ha le sue radici nella grammatica-come-arte dei greci e dei romani. A lungo non si è studiata la grammatica inglese perché non c’era alcuna regola da insegnare nelle scuole. Le prime scuole di grammatica erano fondate sul latino. Prima che una grammatica possa stabilizzare una lingua, la lingua in sè deve essere tanto stabile ed universale da giustificare lo studio dei grammatici.

La stabilità iniziale deriva non dall’insegnamento formale, bensì dalla popolarità dei cantastorie e dal loro stile. Questo meccanismo è ben visibile nella storia della lingua inglese.

Breve storia della lingua inglese.

Era il quinto secolo E.V. quando gli Angli e i Sassoni si insediarono in Britannia. La loro lingua fu la base di tutte le varianti dell’inglese moderno. Crebbe e si sviluppò e divenne la lingua della gente comune e degli studiosi, dei re e dei pastori. L’inglese era quello di Wessex, del re Alfredo e della sua corte. Quello specifico dialetto era la lingua delle persone di cultura.

Fino al 1066.

Dopo la morte di Edoardo il Confessore, Harold Godwinson e Guglielmo di Normandia si sfidarono per il diritto al trono d’Inghilterra. Mentre Harold era impegnato a combattere le truppe invasori di Harold Hardrada, Guglielmo sbarcò con il suo esercito sulla costa ovest, vicino ad Hastings. I soldati di Harold sconfissero gli scandinavi e marciarono a sud per confrontare i Normanni. Durante la battaglia, gli uomini di Harold ebbero la meglio fino a quando ruppero i ranghi per seguire un gruppo di normanni fuggitivi. Guglielmo approfittò della lieve mancanza di disciplina e ruppe i ranghi dei difensori.

Il resto, come si suol dire, è storia.

L’inghilterra normanna

I Normanni imposero la loro lingua in tutto il paese. A lungo nessuno che non parlasse francese normanno poteva avanzare. Il francese era insegnato nelle scuole non come lingua straniera, ma come lingua nazionale.

L’inglese diventò più che altro la lingua della classe non istruita, con alcune eccezioni. Roberto di Gloucester, in uno scritto del 1298, diceva che ai bambini bisognerebbe insegnare il francese sin dai tempi della culla.

È stato riscontrato spesso che i poveri e la gente rurale non vedevano di buon occhi lo snob di coloro che insistevano nel parlare con quello che le “classi basse” chiamavano un falso accento. Così nacque la competizione tra inglese francese.

Nel 1263, Mattoe di Westminster scrisse che chiunque non sapesse parlare inglese era considerato “vile e spregevole” dalla gente comune. In un breve arco di tempo iniziò una pressione dalle classi basse per ristabilire l’inglese come lingua nazionale.

L’ascesa dell’inglese

Nel 1272, Edoardo I diventò il primo re inglese dai tempi di Harold ad avere un nome Anglosassone.

In breve tempo, si insinuò l’idea che un uomo educato deve viaggiare molto e non incontrare nessuno che parli francese.

Il passo decisivo verso l’inglese come lingua nazionale si ebbe dal 1350 in avanti.

Nel 1362 il Parlamento fu aperto con . Ma in inglese, non in francese. Nello stesso anno un emendamento decretò l’inglese linguà ufficiale delle corti.

In altrettanto breve tempo, l’inglese rimpiazzò il francese nelle scuole.

Nel suo Polychronicon scritto in latino nel 1350 circa, Ralph Higden osservava che il francese era la lingua dell’instruzione nelle scuole inglesi. John Trevisa, che ha tradotto il libro nel 1358, ha segnalato in una nota che “in tutte le scuole di grammatica dell’Inghilterra, i bambini hanno abbandonato il francese e imparato l’inglese…

I bambini nelle scuole di grammatica, il francese non sanno nemmeno più cosa sia”. Quando una lingua è la lingua officiale di una nazione, ci sono forze sia naturali che ufficiali che lavorano continuamente verso il raggiungimento di uno standard comune.

Quando una lingua nazionale è soppiantata da un’altra queste forze portano ad un frazionamento della lingua.

Così è successo quando la lingua inglese quando è stata soppiantata dal francese. Gli scritti che vanno dal 1066 al 1360 circa, presentano diversi dialetti, alcuni dei quali suonerebbero completamente stranieri ad un lettore moderno.

Per avere un’idea della diversità, è sufficiente confrontare questi versi inglesi di Sir Gawain and the Green Knight:

SIÞEN þe sege and þe assaut watz sesed at Troye,
Þe bor3 brittened and brent to bronde3 and askez,
Þe tulk þat þe trammes of tresoun þer wro3t
Watz tried for his tricherie, þe trewest on erþe:

The siege and the assault was ceased at Troy
the burg destroyed and burnt to ashes,
he who had planned and wrought that treason
was tried for his treachery, the truest on Earth:

Prima che una lingua possa dirsi davvero nazionale, deve fare largo uso di standard per la scelta delle parole, del modo di scriverle e dell’ordine delle parole stesse.Questi standard per la lingua inglese possono essere in gran parte attribuiti a Geoffrey Chaucer. Lui è stato descritto come il primo fondatore della nostra bella lingua e il padre dell’inglese moderno. Questo cantastorie scriveva nella nuova lingua nazionale: l’inglese. Non quello “ufficiale” delle corti e delle accademie, ma piuttosto, quello della gente comune. È strano che la sua caricatura dell’inglese delle persone comuni debba essere adottata come standard e modello dai teorici. Strano, ma vero.


Posted on March 11, 2009 - by Carlotta Cerri

“Io” o “me”? Questo è il problema!

Un articolo di Patricia T. O’Connor e Stewart Kellerman tratto da The New York Times. Leggi l’articolo in lingua originale: The I’s Have It.

Traduzione di Carlotta Cerri

QUANDO il Presidente Obama parlerà stasera di fronte al Congresso e all’intera nazione, si troverà di fronte alle critiche più severe.

I fanatici della grammatica.

Dal giorno della sua elezione, il Presidente è stato ampiamente criticato dai bloggisti per il suo uso di “I” (“io” soggetto) in frasi che richiederebbero “me”, come “a very personal decision for Michelle and I” (una decisione molto personale per me e Michelle) o “the main disagreement with John and I” (il più grande disaccordo tra me e John) o ancora “graciously invited Michelle and I” (ha gentilmente invitato me e Michelle).

Qui la regola vuole, secondo la saggezza convenzionale, che si usi “I” come soggetto e “me” come complemento oggetto, sia che il pronome si trovi da solo o in coppia con un altro elemento.

Dunque il Presidente dovrebbe mettersi in un angolo dell’Ufficio Ovale (sempre che riesca a trovarne uno) e contemplare gli errori commessi? Non direi.

Per secoli, è stato perfettamente accettabile in inglese usare sia “I” che “me” come oggetto di un verbo o di una frase, in particolar modo dopo la congiunzione “and” (“e”). La letteratura ci offre moltissimi esempi. Shakespeare nel “Mercante di Venezia” scrive: “All debts are cleared between you and I” (Non ci sono più debiti tra me e te). E Lord Byron si lamenta con la sorellastra della cittadina inglese di Southwell, “which, between you and I, I wish was swallowed up by an earthquake, provided my eloquent mother was not in it” (che, detto tra me e te, vorrei fosse ingoiata da un terremoto, purché la mia eloquente madre non ne fosse coinvolta).

Fu a metà del XVII secolo che gli esperti di lingua cominciarono a fare storie sull’utilizzo di “I” e “me”. Il primo reclamo citato sul Dizionario dell’Uso della Lingua Inglese Merriam-Webster fu tratto da un discorso di apertura del 1846. Ne 1869, Richard Meade Bache lo inserì nel suo libro Volgarismi e Altri Errori del Parlato (“Vulgarisms and Other Errors of Speech”).

Perché questi esperti del XIX secolo hanno insistito nel sostenere che “I ” è “I” e “me ” è “me”? Forse perché influenzati dal latino, con il suo stretto uso di pronomi soggetto e complemento. Qualunque sia la ragione, la loro diventò una regola – almeno sui libri di testo.

Ma allora, perché molti “trasgressori” continuano ad usare “I” al posto di “me”? Magari perché da bambini sono stati rimproverati per dire “Me want candy” invece della forma corretta “I want candy” (Voglio caramella), e allora hanno iniziato a pensare che “I” fosse in qualche modo più socialmente accettabile. O magari perché gli è stato detto di non dire “It’s me”. Se gli hanno insegnato a dire “It is I”, è molto probabile che rifiutino il “me ” per principio, anche quando è giusto usarlo. Questo fenomeno linguistico si definisce “ipercorrezione”.

Un altro crimine per cui Obama è sotto accusa è il suo utilizzo di “myself” per evitare il problema “I”-”me”. È capitato in un discorso del novembre scorso quando ha parlato di “a substantive conversation between myself and the president” (una sostanziale conversazione tra il Presidente e me). La regola vuole che si usi “myself” per enfatizzare o riferirsi al parlante (“I’ll do it myself”, “Lo farò io stesso”), però mai come sostituto di “me”. Tuttavia, alcune autorità linguistiche accettano un uso meno restrittivo e fanno notare che “myself” è stato usato al posto di “me” fin dai tempi anglosassoni.

Il 44esimo Presidente degli Stati Uniti non è il primo membro della Casa Bianca a soffrire di pronomite. I numeri 43 e 42 erano affetti dalla stessa malattia. I sintomi: “For Laura and I”, “Invited Hillary and I” e così via. (Per la cronaca, i numeri 41 e 40 non avevano, invece, alcun problema con i pronomi complemento e usavano regolarmente “Barbara and me” o “Nancy and me” quando la frase lo richiedeva.

Ma è pur vero che tutti si aspettano che un oratore istruito sappia usare i pronomi. Ecco, quindi, un consiglio, Sig. Presidente. Nessuno sceglie il pronome sbagliato quando si tratta di usarlo da solo. Se fosse tentato di dire “Michelle and I” nel discorso di stasera, elimini mentalmente Michelle dalla frase (mi perdoni, Obama) e le uscirà correttamente.



  • Cont(r)attami
  • Leggi il mio CV

    Leggi il mio CV

    Scarica il mio CV
  • Links

    • Carlotta Cerri | a writer on writing
    • I’m a TED Translator!
    • Il mio profilo su ProZ
    • OneTranslationPerDay
  • Recent Posts

    • Mini-Strokes Can Be Treated to Prevent Big One
    • The Short but Powerful Guide to Finding Your Passion
    • Rules no one teaches but everyone learns
  • Lavoro anche per:

    Translation Service
© 2010 Carlotta Cerri - Translator for Hire – English to Italian – Spanish to Italian